Home Circolo Didattico Sedi

Sedi

Indice
Sedi
Chi era Don Milani?
Chi era Francesco Lapenna?
Chi era Guglielmo Marconi
Tutte le pagine

STORIA  DELLA  NOSTRA  SCUOLA

Il primo Circolo didattico di Casamassima si trova nella parte vecchia del territorio e delimita, con altri edifici pubblici tra cui il Comune, l’agglomerato “dell’antico villaggio“. L’edificio è una struttura consegnata dall’ingegnere Ruggiero Ceo, nel 1935 e ristrutturata negli anni 90. Si presenta con un ampio cortile esterno e spazi attrezzati anche per attività sportive. Costruito su due livelli ha ampi androni e padiglioni con aule spaziose e luminose.

Nel Regno di Napoli l’istruzione venne effettuata inizialmente dalla Compagnia di Gesù. Dopo la cacciata dei Gesuiti dal Regno, decreto 3 novembre 1767, si manifestò la necessità di provvedere in qualche modo all’istruzione del popolo. Re Ferdinando IV di Borbone, dispose l’istituzione di “collegi” nelle stesse sedi prima gestite dai Gesuiti, nell’anno 1769.

Durante il decennio francese del primo Ottocento, Re Giuseppe Napoleone affrontò il problema della scuola pubblica in maniera più organica, perché, con decreto n. 140 del 15 agosto 1806 obbligò a spese dell’Università “tutte le città, terre, ville ed ogni altro luogo abitato” a mantenere un maestro per insegnare ai fanciulli i primi rudimenti e la dottrina cristiana, nonché una maestra per far apprendere alle fanciulle il leggere, lo scrivere e il far di conto.

Re Gioacchino Murat, con decreto 15 settembre 1810 n. 735, regolò poi la materia in maniera più precisa, rendendo obbligatoria l’istruzione primaria nei paesi con più di 300 abitanti per i bambini che avessero compiuto i cinque anni, con pagamento di una retta comunale, da cui erano esentati i poveri. Casamassima contava allora 3732 abitanti.

Indipendentemente dalle suddette note storiche, la nostra comunità ebbe modo di poter usufruire di insegnamenti basilari, grazie alla presenza in loco di istituzioni religiose. Per volere della nobildonna Dorotea Acquaviva D’Aragona, sorella del feudatario Don Antonio, incoronata con laurea poetica, dal 1591 al 1594, fu edificata nel centro storico un’Opera Pia intitolata “Hospitium Sanctae Mariae Destituterumche raccoglieva ragazze povere abbandonate per istruirle. Nel 1660, l’Ospizio fu trasformato con l’autorizzazione dell’Arcivescovo in monastero di clausura sotto il nome di Santa Chiara. In detto luogo venivano istruite le novizie e i bambini d’asilo.

Dopo la morte del feudatario Don Antonio Acquaviva D’Aragona, avvenuta nel 1598, fu completato ed aperto il convento dei Padri Minori Osservanti sito nella via di Bari, fuori l’abitato. In detta opera furono istruiti molti giovani casamassimesi, come si legge nella carta d’archivio. Le due comunità religiose anzidette vennero soppresse dopo l’Unità d’Italia con legge 7 luglio 1866. Il Monastero delle Clarisse, però, con autorizzazione del Prefetto, rimase aperto fino alla fine dell’Ottocento.

Nel 1796 ad opera del benefattore Don Domenico Console, Primario della Chiesa Collegiata di Casamassima fu istituito l’Orfanotrofio Addolorata che raccoglieva le ragazze povere e gli orfani del paese. In detta comunità allogata in un antico palazzo signorile del centro storico (Palazzo de Bellis), nel 1812, ad opera dello stesso fondatore fu istituito il Conservatorio Musicale retto da

un Maestro di Cappella. Detta pia istituzione, nel 1900, fu trasferita nell’ex Convento dei frati Minori Osservanti nella via di Bari. Non colpita dalla legge della soppressione dei monasteri del 1866, (perché orfanotrofio e non convento), operò in Casamassima con i corsi completi delle scuole elementari, fino al 1966, quando fu chiusa e trasformata in Ospedale.

Le scuole elementari pluriclassi, nell’Ottocento, con un maestro ed una maestra retribuiti dal Comune, furono allogate prima accanto alla Porta nella Piazza o dei Molini”, oggi Porta Orologio, dopo la chiusura definitiva del Convento Santa Chiara, funzionarono con tutte le classi in detto Monastero, fino all’anno scolastico 1934/35.

Dal 1935/36 passarono nel nuovo edificio scolastico elementare costruito in largo Padulo, oggi Largo Fiera sopra le cisterne multisecolari del nostro paese. I maestri, fino all’avvento del Fascismo furono retribuiti dai comuni. Il nuovo edificio scolastico progettato dall’ingegnere Ruggiero Ceo fu intitolato allo scienziato, inventore della radio, Guglielmo Marconi morto nel 1937.

Dopo le scuole elementari, in epoca fascista,vi erano le scuole di Avviamento, chiuse subito dopo la guerra dal Commissario. Dal 1946 al 1954 ci fu una vacazio relativa all’istruzione subito dopo le elementari; in quell’epoca, infatti, molti alunni hanno frequentato le scuole di avviamento a Sammichele o ad Adelfia. Altri ragazzi andavano in Seminario a Bari. Le scuole superiori venivano invece frequentate già dagli anni ’20 – ’30 ad Altamura o Conversano.

Si evince da diversi catasti Onciari e Archivi Storici che Casamassima vanta un antico nucleo di professionisti (Notai, Medici, Farmacisti, Giudici) che hanno operato a livello provinciale e interregionale. Negli anni ’50, infine, fu ripristinata sia la Scuola Media sia la Scuola di Avviamento, che, con la riforma degli anni ’60 si sono fuse.


SCUOLA  DELL’  INFANZIA  DON  MILANI

Chi era Don Milani?

Lorenzo nasce in epoca fascista il 27 maggio del 1923. Vivere eventi storici, quali quelli avvenuti tra le due grandi guerre e aver, in prima persona, sperimentato le complicità di classe con gli orrori del nazifascismo, ha consentito a Lorenzo di analizzare, con lucidità e sensibilità particolari, i meccanismi che sostengono il potere egemone della classe dominante.

Cresciuto in una famiglia della ricca borghesia che riusciva a vivere abbastanza bene col fascismo; in qualche modo ha determinato una scelta di vita così estrema. Una famiglia in cui la cultura, con la “C” maiuscola, era di casa. Dove le ben radicate tradizioni intellettuali non consentivano alcun accenno a problematiche religiose. Nonno Luigi era un notissimo archeologo, la madre era una raffinata signora ebrea, il padre un professore universitario. I Milani abitavano a Firenze. Da generazioni, i Milani, producevano cattedratici fatti in casa e si dedicavano a raffinati interessi culturali vivendo tranquillamente di rendita. La tenuta di Gigliola a Montespertoli, composta da 25 poderi, aveva mantenuto intere generazioni di signori e letterati. D'estate, la famiglia Milani, trascorreva le vacanze alla villa “Il Ginepro” al mare di Castiglioncello. Nel '30 i Milani  attraversarono un periodo difficile. La grande crisi economica impediva di vivere di sola rendita e il sig. Albano fu costretto ad andare a lavorare a Milano, come direttore di azienda, occupandosi della organizzazione industriale. Nella città lombarda lo seguirono la moglie e i figli che lì completarono gli studi. A Milano, Lorenzo, passò tutta la sua infanzia e l'adolescenza. Diceva “Quella scuola vile, consciamente o inconsciamente non so, preparava gli orrori di tre anni dopo. Preparava milioni di soldati obbedienti. Obbedienti agli ordini di Mussolini. Anzi, per essere più precisi, obbedienti agli ordini di Hitler. Cinquanta milioni di morti." La giornata che Lorenzo racconta nelle sue lettere, datate in quel periodo, era piena di svaghi. Andava al campo, a tirar di scherma e di palla corda oppure tornava da scuola pattinando. Era fragile di bronchi, assai emotivo e non soffriva scene di violenza: aspetti della personalità che lo accompagneranno tutta la vita. Solo per tradizione, nel '37, Lorenzo si iscrive alla prima ginnasio. Lo stesso anno, durante le vacanze, chiede, tra lo stupore della famiglia, di ricevere la prima comunione. Il 21 maggio '41, a causa della guerra le scuole chiudono, Lorenzo viene dichiarato maturo. In quel momento, esprime il desiderio di cimentarsi nella pittura. Vive per un anno intero a Firenze. Il padre la ritiene "una bambinata", avrebbe dovuto intraprendere una rapida quanto fortunata carriera da intellettuale universitario. Lorenzo, a causa del suo anticonformismo, non rinuncia al fascino di una vita "spensierata", ma l'esperienza diretta a contatto con la gente comune sostituisce, con i suoi messaggi "duri", le raffinatezze delle discussioni salottiere a cui era abituato. Era un ragazzo dalla bella figura slanciata, simpatico, cortese. Aveva l'aria tipica del giovane di famiglia benestante quando, in una parentesi fiorentina mentre faceva merenda in un vicolo, seduto accanto al suo cavalletto, fu fortemente scosso dalla frase di una donna: "Non si mangia il pane bianco nelle strade dei poveri!"

Questo episodio raccontato da lui stesso ad Adele Corradi, gli fa confidare: "Mi sono accorto di essere odiato e che me ne importava". E' proprio attraverso una ricerca sui colori, usati nella liturgia cattolica che Lorenzo si avvicina in qualche modo alla Chiesa. Il 12 giugno del '43 il giovane Milani, ormai convertito, riceve la cresima. Una mattina d'estate, siamo nel '43, il giovane Milani entra nella sacrestia di Santa Maria Visdomini nel cuore di Firenze: " (...) per salvare l'anima venne da me", dirà in una delle poche testimonianze lasciate mons. Raffaello Bensi, padre spirituale di Lorenzo seminarista: "Da quel giorno d'agosto fino all'autunno, si ingozzò letteralmente di Vangelo e di Cristo. Quel ragazzo partì subito per l'assoluto, senza vie di mezzo. Voleva salvarsi e salvare, ad ogni costo. Trasparente e duro come un diamante, doveva subito ferirsi e ferire. E così fu."

All'età di 20 anni, l' 8 novembre 1943, abbandona il colto mondo borghese, a cui apparteneva, ed entra nel seminario di Cestello in Oltrarno dove, pur nei contrasti col rettore e i superiori, accetta le dure regole. Da allora sarà obbediente e ribelle ad una Chiesa nella quale lui si sentirà inserito e che lo avvicinerà agli strati più poveri della società. Sarà una scelta che farà soffrire. I genitori non saranno presenti alla cerimonia della tonsura, atto di rinuncia al mondo per poter entrare nello stato ecclesiastico.

Il montanaro di Barbiana aveva bisogno di un tramite e di una proposta unificante: la scuola. Lottando per la liberazione del povero dall'alienazione della materia, cioè dal solo lavoro, il Priore consente a una cultura muta il diritto alla parola: " (.... ) la povertà dei poveri non si misura a pane, a casa, a caldo, ma si misura sul grado di cultura e sulla funzione sociale. La sua figura ha rappresentato, in questo secolo, un momento di riflessione dell'uomo su se stesso, completa delle esperienze vissute sia nella condizione di ricco che in quella di povero. I valori e il potere della lingua, appresa e assimilata dentro una "scuola del reale" , quale fu per lui l'ambiente familiare, lo portò a credere che solo la parità culturale avrebbe dato dignità all'uomo, per natura artista e creativo. Un messaggio profetico, non moralistico e che educa al rifiuto di una vita ripetitiva. Le novità per il priore rappresentavano la gioia di vivere, di combattere e di conoscere: "(....) il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i "segni dei tempi", indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso (....)".


SCUOLA  DELL’ INFANZIA  LAPENNA

Chi era Francesco Lapenna?

Francesco Lapenna nacque in Casamassima il 20 gennaio 1844 e vi morì il 5 giugno dell'anno1908. Dopo i primi anni di scuola, si recò a Napoli ove perfezionò i suoi studi e fu allievo di Monsignor Prisco, grande maestra di filosofia, diventato successivamente cardinale del capoluogo partenopeo. Dopo essersi laureato in Legge, visse per due anni a Firenze dal 1869 al 1870. In questa città fu redattore del giornale “Il Diritto”.

Ritornato successivamente a Casamassima, ricoprì cariche pubbliche quale Sindaco o Consigliere Provinciale. Nell'esplicare tali incarichi dette prova di operosità, di nobiltà di carattere e di rettitudine anche come privato cittadino.

Proprio per questo, non mancarono acerrimi nemici ed oppositori che, anziché volere il bene del Comune, trascinarono Casamassima nella più profonda miseria morale.

Disgustato di tanto, abbandonò la vita politica e continuò i suoi studi. Sono di questo periodo, infatti, i due volumi “Oro e Potere”, editi dalla Tipografia Librai Editori Roux Frasassi di Torino.

Ma la sua vita fu una continua odissea. Un male che non perdona lo privò della presenza terrena di ben quattro figli e poi anche della sua signora. In tante traversie, però, qualche amico gli dedicò alcuni versi in latino che lo sorressero spiritualmente: “… Virtutem incolumen… sublatam ex oculis querimus invidi..”.

Il fine che egli diede alle sue opere è indicato nella Prefazione del primo volume: “Dinanzi ai grandi problemi sociali, che toccano tutti, non si può essere indifferenti, e molto meno si può ridere: scrivo quindi siccome amore entro mi va dettando, augurando fortuna alle verità, che sono l'oggetto dei miei modesti studi. Quale premio poi alle mie fatiche, auguro soltanto un sentimento di benevolenza, anche quando le buone intenzioni abbiano a fallire al loro scopo, ch’è quello di fare alla verità tutto l'omaggio dovutole, senza lenocinio di frase e senza artifici ingegnosi  di tronfia speculazione, che la realtà tormenta e svisa e il comune criterio soppianta e disvia.”

Egli dopo aver fatto una panoramica critica del secolo così si esprime: " Oro e Potere sono le due finalità, i due Numi cui tutto si sacrifica. … con l’oro si va al potere, col potere si fa buona caccia all’oro e con entrambi si sta bene e ci si resta, con e senza la romana dignità del valoroso centurione... “.

L’uomo per il Lapenna, è “mente che, animata da virtù creatrice, intende alle sue origini e fissa le norme dell’umano destino: mente che, in un atto di volere effettivo, a tali norme si conforma e gli ostacoli interni ed esterni combatte e supera perché il proprio e il comune destino si compiano nel gran pellegrinaggio della vita, campo immenso di movimenti, di azioni e di sviluppo. L’Uomo e il Potere, avendo unità di essenza, sono guidati da una stessa Legge con unica evoluzione. L’essenza comune è la ragione.”

I due volumi furono ampiamente commentati dalla stampa del tempo è in maniera oltremodo positiva. Altre traversie lo perseguitarono nel 1898. Accusato durante i moti di quell'anno, fu arrestato e rinchiuso, per oltre  un mese, nel Castello di Bari.

Il giorno del processo, però, fu il giorno della sua vittoria; una vittoria morale che gli consentì di esser compianto da tutto il popolo di Casamassima quando, lo stesso male che  aveva carpito al suo affetto i suoi troncò anche la sua vita.

(Tratto dal libro di Angelo Tanzella “Lucciole casamassimesi” Editrice Resta Bari)


SCUOLA  PRIMARIA  GUGLIELMO  MARCONI

Chi era Guglielmo Marconi?

Guglielmo Marconi nacque a Bologna, in via delle Asse 1170, il 25 aprile 1874 da Giuseppe e da una giovane irlandese protestante, Annie Jameson, religione in cui fu allevato anche il giovane Guglielmo causa una precisa condizione voluta dalla madre prima del matrimonio. Non compì studi regolari e fu educato privatamente a Bologna, Firenze e Livorno, luoghi in cui si era trasferita la famiglia. Fin da ragazzo sentì nascere in se un'irresistibile vocazione per la fisica e l'elettricità e studiò i lavori di Maxwell, Hertz, Righi, Lodge ed altri. Nel 1894 costruì, nel granaio della villa paterna di Pontecchio, vicino a Bologna, un laboratorio per eseguire esperimenti di propagazione delle onde elettriche. Nel settembre del 1895 lo storico sparò per segnalare l'avvenuta ricezione dei tre punti oltre l'ostacolo della collina (circa 1700 metri). Nel 1896 si trasferì, con i suoi apparecchi, in Inghilterra dove l'anno successivo ottenne il brevetto per il suo sistema di telegrafia senza fili. Nel 1897 fondò, a Chelmsford, la "The Wireless Telegraph & Signal Company Limited" (nel 1900 fu rinominata "Marconi's Telegraph Company Limited") Nel 1899 istituì un servizio di comunicazione senza fili tra la Francia e l'Inghilterra attraverso il canale della Manica. Nel 1900 ottenne il famoso brevetto n° 7777 per "tuned or syntonic telegraphy" che permette di accordare le stazioni su determinate frequenze. Nel dicembre 1901 dimostrò che le trasmissioni radio non erano influenzate dalla curvatura terrestre effettuando il collegamento attraverso l'Atlantico tra Poldhu, Cornovaglia, e San Giovanni di Terranova a una distanza di 3380 km. Nel 1902 in seguito ad esperimenti sulla corazzata "Carlo Alberto" della Marina Militare Italiana per trasmissioni bilaterali a lunga distanza. riceve i complimenti dallo scienziato russo Alexander Popov che definisce Marconi "Padre della Radio". Nel 1904 ricevette, dall'Università di Bologna, la Laurea Honoris Causa con la seguente motivazione: “per le alte benemerenze verso gli studi e per le sue scoperte scientifiche".

In totale, nella sua vita collezionò, ben 16 Lauree Honoris Causa conferitegli da Università di tuitto il mondo. Nel 1905 sposò la nobile scozzese Beatrice O'Brien dalla quale ebbe quattro figli. Ottenuto il divorzio si risposò con la

nobile romana Cristina Bezzi Scali dalla quale, nel 1930, ebbe un'altra figlia, Elettra. Nel 1907 istituì il primo servizio pubblico radiotelegrafico Europa-America. Nel 1909, in gennaio, il naufragio in Atlantico del piroscafo Republic, scontratosi causa nebbia con un altro piroscafo, portò al salvataggio di 2000 passeggeri grazie ad altri piroscafi accorsi essendo stati avvisati tramite il telegrafo Marconi. Questo fatto creò grande scalpore. Nel dicembre dello stesso anno ottenne il Premio Nobel per la fisica. Il 15 aprile 1912 affonda il transatlantico Titanic e nella tragedia muoiono 1000 passeggeri mentre 700 vengono salvati da piroscafi accorsi alla richieste di aiuto lanciata per radio. Molti di più sarebbero stati salvati se un piroscafo inglese passato nelle vicinanze fosse stato fornito di apparecchiatura radio. Il fatto aumentò notevolmente la popolarità dell'invenzione marconiana. Nel 19141915 l'Italia interviene nella prima guerra mondiale e Marconi indossa la divisa di Tenente del Genio come volontario ed è presente sui fronti e sul mare. Effettua le prime installazioni delle sue apparecchiature a bordo di aerei. Nel 1919 Marconi partecipa alla Conferenza della Pace a Parigi come membro della Delegazione Italiana. Nel 1920 acquista dall'Ammiragliato Britannico lo yacht "Rowenska" e lo trasforma in laboratorio galleggiante per i suoi esperimenti e lo ribattezza Elettra. Nel 1923, durante una lunga crociera nell'Atlantico, Marconi sperimenta il sistema di onde corte a fascio. Nel 25 marzo 1930 Marconi, dal panfilo Elettra ancorato a Genova, via radio accende le luci dell'esposizione mondiale di Sidney in Australia ad una distanza di 22000 Km. Contemporaneamente invia un messaggio di saluto al popolo australiano, messaggio chiaramente percepito dalla folla presente all'inaugurazione. Il 12 febbraio 1931 Papa Pio XI inaugura la stazione radio della Città del Vaticano Realizzata da Marconi. Nel 1934 dimostrazione della "navigazione cieca", ovvero del radiofaro a microonde. Marconi fa guidare l'Elettra all'entrata del porto di Sestri Levante senza l'uso della bussola e senza visibilità della costa. Nel 1935 compie alcuni studi sulla riflessione delle microonde. Partendo da questi studi gli inglesi inventarono il radar. Il 20 luglio 1937 Marconi muore. viene eletto Senatore del Regno e Cavaliere di Gran Croce. Nel 1935 compie alcuni studi sulla riflessione delle microonde. Partendo da questi studi gli inglesi inventarono il radar. Il 20 luglio 1937 Marconi muore.

 
Mini calendario
Aprile 2018
DLMMGVS
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930
cerca nel sito