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SCUOLA  DELL’ INFANZIA  LAPENNA

Chi era Francesco Lapenna?

Francesco Lapenna nacque in Casamassima il 20 gennaio 1844 e vi morì il 5 giugno dell'anno1908. Dopo i primi anni di scuola, si recò a Napoli ove perfezionò i suoi studi e fu allievo di Monsignor Prisco, grande maestra di filosofia, diventato successivamente cardinale del capoluogo partenopeo. Dopo essersi laureato in Legge, visse per due anni a Firenze dal 1869 al 1870. In questa città fu redattore del giornale “Il Diritto”.

Ritornato successivamente a Casamassima, ricoprì cariche pubbliche quale Sindaco o Consigliere Provinciale. Nell'esplicare tali incarichi dette prova di operosità, di nobiltà di carattere e di rettitudine anche come privato cittadino.

Proprio per questo, non mancarono acerrimi nemici ed oppositori che, anziché volere il bene del Comune, trascinarono Casamassima nella più profonda miseria morale.

Disgustato di tanto, abbandonò la vita politica e continuò i suoi studi. Sono di questo periodo, infatti, i due volumi “Oro e Potere”, editi dalla Tipografia Librai Editori Roux Frasassi di Torino.

Ma la sua vita fu una continua odissea. Un male che non perdona lo privò della presenza terrena di ben quattro figli e poi anche della sua signora. In tante traversie, però, qualche amico gli dedicò alcuni versi in latino che lo sorressero spiritualmente: “… Virtutem incolumen… sublatam ex oculis querimus invidi..”.

Il fine che egli diede alle sue opere è indicato nella Prefazione del primo volume: “Dinanzi ai grandi problemi sociali, che toccano tutti, non si può essere indifferenti, e molto meno si può ridere: scrivo quindi siccome amore entro mi va dettando, augurando fortuna alle verità, che sono l'oggetto dei miei modesti studi. Quale premio poi alle mie fatiche, auguro soltanto un sentimento di benevolenza, anche quando le buone intenzioni abbiano a fallire al loro scopo, ch’è quello di fare alla verità tutto l'omaggio dovutole, senza lenocinio di frase e senza artifici ingegnosi  di tronfia speculazione, che la realtà tormenta e svisa e il comune criterio soppianta e disvia.”

Egli dopo aver fatto una panoramica critica del secolo così si esprime: " Oro e Potere sono le due finalità, i due Numi cui tutto si sacrifica. … con l’oro si va al potere, col potere si fa buona caccia all’oro e con entrambi si sta bene e ci si resta, con e senza la romana dignità del valoroso centurione... “.

L’uomo per il Lapenna, è “mente che, animata da virtù creatrice, intende alle sue origini e fissa le norme dell’umano destino: mente che, in un atto di volere effettivo, a tali norme si conforma e gli ostacoli interni ed esterni combatte e supera perché il proprio e il comune destino si compiano nel gran pellegrinaggio della vita, campo immenso di movimenti, di azioni e di sviluppo. L’Uomo e il Potere, avendo unità di essenza, sono guidati da una stessa Legge con unica evoluzione. L’essenza comune è la ragione.”

I due volumi furono ampiamente commentati dalla stampa del tempo è in maniera oltremodo positiva. Altre traversie lo perseguitarono nel 1898. Accusato durante i moti di quell'anno, fu arrestato e rinchiuso, per oltre  un mese, nel Castello di Bari.

Il giorno del processo, però, fu il giorno della sua vittoria; una vittoria morale che gli consentì di esser compianto da tutto il popolo di Casamassima quando, lo stesso male che  aveva carpito al suo affetto i suoi troncò anche la sua vita.

(Tratto dal libro di Angelo Tanzella “Lucciole casamassimesi” Editrice Resta Bari)



 
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